Dal primo
canto corale dell'Antigone di
Sofocle si ricava una concezione della cultura che, come sempre accade per il
sapere antico, ha sapore straordinariamente moderno: “ il linguaggio e il
pensiero che è come il vento e i sentimenti che creano le immagini… egli
(l’uomo) a se stesso ha insegnato”. E’ qui anticipatamente intuito quello
che è “centrismo culturale” i cui
effetti, sostanziati dal potere dei media, mentre tessono una pesante ragnatela
sulla coscienza di ognuno, sono matrice di quel trionfamento culturale che si
identifica con il pregiudizio. Che la nostra cultura sia cultura di pregiudizio
lo prova la quotidiana testimonianza dei tanti che non riconoscono i propri
errori ché anzi li usano come mezzi per elevare a verità i propri interessi,
per non avere remora morale alcuna nel compiere sopraffazioni, per spostare su
altri l’onta di errori o di azioni vergognose. Sono interessi che ormai
sedimentano in ogni istituzione: nella famiglia, quando si sostituisce la
reciprocità dell’impegno educativo, con il privilegio dei più forti o con i
diversi mezzi con cui i deboli si difendono; nelle istituzioni
politico-sociali, quando i vari membri trasformano a loro vantaggio le finalità
generali, commettendo una pluralità di abusi e astutamente inventando ogni sorta
di razionalizzazione per giustificarli. All’interno di questi ultimi sistemi,
tali interessi diventano strumenti di plagio e consenso per molti giovani che,
per misconoscenza o fatica, non riescono a prendere coscienza critica dei
pregiudizi e non si liberano di quegli occhiali che non illuminano la strada
del divenire, ma la deformano.